Patafisica, virtualità, eterodossia
Pubblichiamo oggi, una nostra traduzione dallo spagnolo di un articolo pubblicato dalla “Rivista Escaner Cultural” scritto dal filosofo Adolfo Vásquez Rocca, direttore della rivista on-line Observaciones Filosoficas che ringraziamo per la sua gentile disponibilità, oltre che per i contributi filosofici di alto livello, che riescono sempre ad aprire squarci di connessioni inspettate tra discipline apparentemente separate come arte, letteratura e filosofia.
Non fa eccezione questo scritto molto brillante in cui il filosofo individua una linea di parentela tra la patafisica di Alfred Jarry e l’ontologia heideggeriana. Alfred Jarry è un scrittore molto caro a noi del ContrOrdine goliardico iKinici, di cui abbiamo sempre apprezzato l’estetica innovatrice e rivolozionaria, così come la sua capacità di incarnare nel suo corpo e far vivere ogni giorno il suo gusto per lo sberleffo al tradizionale buongusto borghese. Non goliardia fine a sè stessa dunque, ma precorritrice di tendenze artistiche e filosofiche di assoluto valore. E’ tempo che la figura del nostro Alfred Jarry, venga rivalutata e capita nella sua pienezza e nella sua totalità. Questo articolo contribuisce ad una interpretazione filosofica della sua opera. Dunque..Buona Lettura!
Patafisica, Virtualità ed Eterodossia. i
- - Alfred Jarry, precursore del Dadaismo.
Alfred Jarry, precursore del Dadaismo, del Surrealismo e dell’Assurdo, arrivato da poco a Parigi da Laval, la città che gli diede i natali l’8 dicembre 1873, si convertì in un habitué delle serate frequentate dai poeti simbolisti.
Studente con Henri Bergson alla Sorbona, il non ancora esordiente drammaturgo era già un uomo estremamente colto, le cui poesie e i cui articoli erano pubblicate abitualmente nella “Revue Blanche”. Egli stesso fonderà più tardi “L’imagier”. Nel 1896 ottiene l’applauso della Grande Parigi con Ubu Re, una commedia satirica nella quale i riferimenti al “Macbeth” si mescolano con gli eccessi di un monarca tanto tiranno con nobili e plebei, quanto codardo in guerra.
Contro tutti i pronostici, il successo che conosce l’”Ubu Re” nella Parigi della fine della Belle époque è così grande che Jarry scrive una seconda parte col titolo di “Ubu Incatenato” (1900).
Ma accanto alla gloria letteraria si compie l’autodistruzione alla quale il drammaturgo sembra irrimediabilmente condannato. Alternando realtà e finzione nei suoi deliri alcolici, scrive “L’amore assoluto” (1899), “Messalina” (1901) ed il curioso romanzo “Il supermaschio”, definita nella sua edizione spagnola come “una mostra dei giochi nei quali la teoria e la pratica dell’amore possono abbandonarsi a sé stessi, avendo per rivali la macchina, la velocità e tutte le fantasie del progresso scientifico dell’inizio del XX secolo. Per la critica, una opera così singolare può essere considerata un curioso esempio di “futurismo grottesco”.
Il teatro del xx secolo, comincia ad immaginare le sue nuove possibilità – anticipando Beckett – nella notte del 10 dicembre 1896 con l’esordio dell’Ubu Re. Jarry non solo rinnovò la scrittura drammatica ma anche i concetti della messa in scena, i costumi, il trucco, e soprattutto l’attitudine dell’attore.
Alfred Jarry, del quale André Breton qualche anno più tardi dirà che “annientò come principio la differenza fra arte e vita”, montava in bicicletta e pescava, era abile nell’uso della spada e portava quasi sempre due pistole scariche con le quali sparava simbolicamente contro tutti gli pseudo-artisti o impostori intellettuali che incrociavano la sua strada.
Nonostante tutto ciò, fu sopraffatto dalle proprie pulsioni autodistruttive. Jarry muore alcolizzato nel 1907, senza riuscire a vedere la pubblicazione di “Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll, patafisico”.
A partire dalla lettura delle sue opere, i suoi molti ammiratori potranno avviare una scienza chiamata “patafisica”, dedicata allo studio delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni.
2 – Il collegio di Patafisica.
Jarry inventa così la Patafisica, “scienza delle soluzioni immaginarie che accorda simbolicamente ai lineamenti dei corpi, le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”, nella sua opera Gesta e Opinioni del Dr. Faustroll, patafisicoii.
A partire da questa opera fondativa il collegio di Patafisica si definisce come una “società dotta e inutile dedicata allo studio delle soluzioni immaginarie”.
La patafisica sopravvisse a Jarry, con la creazione del Collegio di Patafisica, come contrappunto ironico al Collegio di Francia.
Questo collegio ha contato fra i suoi soci, illustri artisti come Raymond Queneau, Jacques Prevert, Max Ernst, Eugene Ionesco, Joan Miró, Boris Vian, Marcel Duchamp, Jean Dubuffet, René Clair. Qui Boris Vian, Jacques Prévèrt e la sua gatta Labyronette organizzarono le più importanti feste del Collegio, e in modo particolare tutte quelle che celebravano il Barone Mollet.
Il collegio di Patafisica decretò un periodo di occultamento, ma sembra che il 20 aprile del 2000 si decretò la disoccultazione. In quella stessa occasione venne annunciata un’esposizione di “Fori, nullità e miraggi” però a quanto pare, non la trovò nessuno.
- La patafisica come scienza delle soluzioni immaginarie
La Patafisica è la scienza di ciò che si aggiunge alla Metafisica, sia in essa, sia fuori di essa, estendendosi così ampiamente al di là di questa, quanto questa al di là della fisica. Un epifenomeno è quel fenomeno secondario che si aggiunge ad un fenomeno primario.
Poiché frequentemente l’epifenomeno rappresenta un incidente, la Patafisica sarà soprattutto la scienza del particolare, nonostante si sostenga che esiste solo una scienza del generale.
La Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie che accorda simbolicamente ai lineamenti dei corpi, le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.
La patafisica studia le leggi che reggono le eccezioni e spiega l’universo complementare, o meno ambiziosamente, descrive l’universo che possiamo vedere e che a volte dobbiamo vedere al posto dell’universo tradizionale.
Le leggi dell’universo tradizionale, che abbiamo creduto di riuscire a scoprire, sono anch’esse correlazioni di eccezioni che, sebbene più frequenti comunque dei fatti accidentali, finiscono per ridursi ad eccezioni poco eccezionali che non posseggono nemmeno l’attrattiva della singolarità.
L’idea centrale della Patafisica è la considerazione che le leggi generali della fisica sono un insieme di eccezioni non eccezionali, e in conseguenza di ciò, senza nessun interesse. Insomma, la regola è l’eccezione all’eccezione. E’ questo il centro della “dialettica” patafisica. E solo l’eccezione è quello che fa avanzare la scienza. A conferma di ciò basti ricordare i principi di Fleming, di Pasteur o di uno qualsiasi dei molti illustri scienziati, per constatare che tutte le vere scoperte avvengono per caso. In questo punto è impossibile non notare le similitudini con quello che trent’anni dopo Popperiii avrebbe enunciato come il principio di falsificazione o di confutabilità.
- Deleuze: Jarry come predecessore di Heidegger.
Ebbene, è Deleuze che individua in Jarry un fondamentale antesignano, un precursore sconosciuto, di Heidegger. La Patafisica, (epi meta ta phusika) come segnala Deleuzeiv, ha come obiettivo preciso ed esplicito il gran giro, il superamento della metafisica, il rovesciamento più in là o più in qua, “la scienza di ciò che si aggiunge alla Metafisica, sia in essa, sia fuori di essa, estendendosi così ampiamente al di là di questa, quanto questa al di là della fisicav”.
Fino al punto che si deve considerare la opera di Heidegger come uno sviluppo della patafisica conformemente ai principi di Sofrate l’armeno e del suo primo discepolo, Alfred Jarry. Le grandi somiglianze, memoriali e storiche, riguardano l’essere del fenomeno, la tecnica, e la trattazione della lingua.
In primo luogo, la patafisica come superamento della metafisica, è inseparabile da una fenomenologia, cioè da un nuovo significato e da una nuova comprensione del fenomeno. Si riscontra qui una somiglianza eccezionale tra i due autori.
Il fenomeno non può essere definito come apparenza, ma non si definirà nemmeno apparizione, come nella fenomenologia di Husserl.
L’apparizione si riferisce ad una coscienza alla quale appare, e analogamente può esistere sotto una forma distinta da quella che fa comparire. Al contrario, il fenomeno è quello che si mostra a sé stesso in sé stessovi.
L’ente può addirittura sembrare una degradazione dell’essere, e la vita una degradazione del pensiero. Si dirà che l’ente taglia la strada all’essere, lo uccide e lo distrugge, o che la vita uccide il pensiero.
La metafisica si adatta perfettamente al ritiro dell’essere, o al suo oblio perché confonde l’essere con l’ente. La tecnica come dominio effettivo dell’ente è l’erede della metafisica, eliminandola e realizzandola: l’azione e la vita hanno ammazzato il pensiero.
A leggere entrambi gli autori, si direbbe che la tecnica è la sede di uno scontro nel quale si perde l’essere nell’oblio e nel suo ritirarsi, o al contrario si causa l’effetto opposto, e così l’essere si mostra e si disvela. In effetti non è sufficiente, opporre l’essere e il suo oblio, l’essere e il suo ritiro, posto che quello che definisce la perdita dell’essere è piuttosto l’oblio dell’oblio, il ritiro del ritiro, mentre il ritiro e l’oblio costituiscono il modo nel quale l’essere si mostra o può mostrarsi. L’essenza della tecnica non è tecnica, ma “racchiude la possibilità che ciò che ciò che salva, sorga dal nostro orizzontevii”.
Si deve precisare che in Jarry, questa apertura del possibile, ha bisogno della scienza tecnicizzata. E se Heidegger definisce la tecnica come l’ascensione di un fondo che cancella l’oggetto, in beneficio di una possibilità dell’essere, Jarry per parte sua, considera la scienza e la tecnica come la rivelazione di alcuni tracciati che corrispondono alle potenzialità o virtualità di un oggetto: ad esempio la bicicletta costituisce un modello eccellente, in quanto costituito da “diramazioni rigide articolate e volanti spinte da un rapido movimento di rotazioneviii”
In questo senso la patafisica delinea una grande teoria delle macchine, e supera le virtualità dell’ente contro la possibilità dell’essere.
In effetti la scienza tratta il tempo come una variabile indipendente: per questo le macchine sono essenzialmente macchine per esplorare il tempo, tempo-motive più che loco-motive.
La scienza, sotto questo carattere tecnico, permette per prima un rovesciamento patafisico del tempo.
A volte Jarry ricorda il suo professore Bergson quando recupera il tema della Durata, che definisce prima come una immobilità nella successione temporale (conservazione del passato) , poi come una esplorazione del futuro o un’apertura dell’avvenire: “La Durata è la trasformazione di una successione in reversione, ossia il divenire di una memoria”. Si cerca qui, di riconciliare la Macchina e la Durata in maniera profondaix.
In questo passaggio dalla scienza all’arte, in questo ritorno della scienza in arte, Heidegger recupera forse un problema tipico della fine del XIX secolo. Idea questa, che incontriamo già in Jarry, in modo particolare nella sua tesi sull’anarchia: nel far-morire, nella considerazione estetica del crimine, alla stessa maniera proposta da De Quinceyx, verso il quale Jarry provava profonda ammirazione.
Dr. Adolfo Vásquez Rocca
iScritto in occasione del Simposio sulla Patafisicia celebrato nella Facoltà di Belle Arti di Madrid nell’ottobre del 2005 ( 29 di haha del 8479). Tra i partecipanti al Congresso : Sociedad de Neopataphysica de Madrid, eme=M, arte ácaro (Mad/Gi/Bs. aires), el Otro Ilustre Colegio de Pataphysica (Uburriana y Valencia), Ecrevisse (Zaragoza), Pepitas de Calabaza (La Rioja) y Oscar Dedos Agujereados (Palencia). Il simposio riuscì a riunire importanti correnti che si relazionano con la patafisica, collettivi che sebbene senza acclamare nè l’ufficialità della loro dedizione, né la propria esclusività, non cessano perciò di avere una rilevanza immaginaria.
ii“Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll, Patafisico”, completato nel 1898 e pubblicato quattro anni dopo la morte di Alfred Jarry, nel 1911.
iii POPPER, Karl, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino, 1998-. La tesi centrale di Karl Popper è il confutazionismo, una posizione attraverso la quale il pensatore cerca di stabilire una demarcazione fra ciò che è scienza e ciò che non è scienza: si possono dire scientifici tutti quegli enunciati che possono essere confutati. Poiché l’intento di convalidare le proprie teorie si contrappone all’intento di confutarle, Popper deduce la sua teoria che quello che definisce il carattere scientifico di una teoria è la sua contrastabilità, e ciò che definisce quest’ultima è la confutabilità, e che una teoria è scientifica e significativa solo in quanto è in principio incompatibile con alcuni fenomeni osservabili. La falsificabilità di una ipotesi, più che implicare un cambio terminologico di fronte alla verificabilità per via induttiva, implica che tutte le congetture rimangano congetture, sebbene siano corroborate. Quindi un’ipotesi non può essere necessariamente falsata, né necessariamente corroborata. Il fondamento della confutabilità come criterio, produce lo sviluppo di una nuova concezione della scienza e di una nuova teoria scientifica.
iv DELEUZE, Gilles, Critica e clinica, Tradotto da Panaro Alberto, Cortina Raffaelo Editore, Milano, 1996 . Título original: «Critique et clinique», Les Éditions de Minuit, París, 1993
vJARRY, Alfred, Faustroll, II, 8, Pléiade II, pág. 668 (Hechos y dichos del Dr. Faustroll. Patafísico, Mandrágora, 1975).
vi HEIDEGGER, Martin, Essere e Tempo, Mondadori, Milano, 2006 paragrafo 7 “L’ontologia è possibile solo come fenomonelogia, ma Heidegger rivendica in misura maggiore che Husserl la relazione con i greci”.
vii HEIDEGGER, Martin, Questions IV, «Essere e tempo», Gallimard: «Senza ammirazione per la metafisica», né tantomeno «intenzione di superarla».
viii «La passione considerata come una corsa in salita», La chandelle verte, (Pléiade II, págs. 420-422) (La Candela Verde, Felmar, 1977).
ix La costruzione “pratica”, che espone nella sua complessità la teoria del tempo di Jarry: si tratta di un testo oscuro e molto affascinante, che si può relaziona tanto con Bergson quanto con Heidegger.
x Thomas De Quincey (Manchester, Regno Unito, 1875 – Edimburgo, 1859) Scrittore, saggista e critico britannico. Autore dotato di humor caustico, importante soprattutto grazie alla sua opera corrosiva L’assassinio come una delle belle arti (1829).
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